Rossana Buono - Universitą di Tor Vergata - Roma


Se dovessi procedere ad una catalogazione o inserire in un movimento Opera Bosco la inserirei in quel movimento che si chiama Art in Nature, che è uno sviluppo ulteriore dell'Arte Povera e della Land Art, che opera con materiali naturali reperiti in situ. Nella Land Art invece accanto all'elemento naturale è accostato l'elemento artificiale: i Land artisti non sono animati da un sentimento ecologico, la natura è un ulteriore spazio lontano in cui operare, non più nel chiuso delle gallerie con tradizionali tecniche e dei materiali canonici, ma in territori lontani dove l’opera è sottratta alla vista del visitatore e viene potata in galleria solamente attraverso una documentazionefotografica, da lontano.
Art in Nature è un ulteriore sviluppo che vuole privilegiare esclusivamente l'elemento naturale e indirettamente proteggerlo. Mentre gli smottamenti di terreno di Smithson e i canyons in Nevada di Heitzer perpetravano larghe ferite nella natura, nell'Opera Bosco, invece tutti gli interventi sono leggeri, quasi invisibili, nel pieno rispetto della natura. L'unicità di questa, che è stata definita da Strinati e Daverio "operazione", ma che io chiamerei propriamente "opera" di Anne Demijttenaere, sta nel fatto che è un’opera a più mani dove l’opera e contesto coincidono.
Bisogna prendere in considerazione anche il concetto del tempo che varia in queste opere di arte contemporanea con la natura rispetto alla tradizione. L'artista contemporaneo non ama far sopravvivere l’opera alla propria vita biologica come accade per i capolavori che la storia tramanda nei secoli.
Anche da un punto di vista museologico si presenta il problema di come eventualmente conservare questa opera. Gli artisti si vogliono misurare col tempo meteorologico dell'opera, e assistere alla fine dell'opera, che a volte è determinata dalla natura, a volte dall'artista stesso come nel caso di Cristho che fa opere costosissime, destinate a durare pochissimi giorni.
Le illustrazioni nei cataloghi e nei libri dunque tramandano la memoria di queste opere che tra l’altro non sono in vendita e costringono l’eventuale collezionista a
provvedere semmai all’acquisto della documentazione: disegni dei progetti e fotografie.Il finanziamento del progetto di Land Art e di Art in Nature è dato di solito dalle grandi fondazioni di cultura o dagli enti pubblici.
Quindi un' opera che non è comprabile, ma è documentabile.
Ancora un altro concetto.
Conosco l'Opera Bosco e l'artista Anne Demijttenaere da più di un decennio, da quando ho incominciato a ricercare i materiali intorno al fenomeno dell’arte e della natura che studio da molto tempo.
Dai vari seminari fatti con artisti di Art in Nature e anche con Anne mi è rimasta impressa una osservazione fatta dalla stessa Anne quando dice che le tecniche naturali: intrecci di rami, disposizione delle foglie e altro, non sono più facili di altre tecniche tradizionali, quali l'uso della tempera o dell'acquerello. Le tecniche tradizionali si tramandano e si apprendono, invece per queste ultime gli artisti non hanno ancora messo appunto un uso appropriato. Per esempio è molto difficile calcolare come una foglia non si appassisca prima nel processo di costruzione dell’opera, o come un intreccio non si deteriori prima che l’intervento artistico sia completato.
Quindi è molto significativo che alcuni artisti che sono stati  qui invitati si sono confrontati con tecniche nuove per loro e mai prima sperimentate.
Un'opera come Opera Bosco vive nel tempo, si trasforma, non è mai consegnata definitivamente al futuro, ma con le varie sostituzioni delle opere degli artisti nel tempo, e queste varie edizioni lo dicono, assicura che la vita stessa del bosco continui.