Pino Genovese

Maschere, teste mozzate di grossi scimmioni, la trasformazione dell’uomo in scimmia e viceversa, primi abitanti con intelligenza diversa.
Provengono da un mondo esterno ed estraneo al villaggio.
Le teste appese agli alberi  trasformano il luogo in natura selvaggia e misteriosa.
Il titolo è un gioco ironico, ma anche serio. Un salto nel passato dell’uomo e nella nostalgia della nostra
vita ancestrale.
“I cacciatori di teste” ridanno vita alla foresta come spazio selvaggio popolato da spiriti e antenati che si contrappone al “villaggio”,
(lo spazio organizzato dell’uomo), attraverso un rituale come attaccare le teste sugli alberi del bosco. Il bosco è vivo, è abitato e qualcuno lo difende, vuole impressionare, esibire coraggio.
“I cacciatori di teste” svolgono un ruolo di mediatori simbolici fra due mondi, l’interno
e l’esterno, sfera domestica e mondo selvaggio, fra villaggio e foresta. Mettono in comunicazione le due componenti
del cosmo, il Sé e L’Altro.
La foresta: terribile regno del non umano, mondo selvaggio da cui è assente l’ordine che domina entro i confini della comunità.

Pino Genovese - Cacciatori di teste
Cacciatori di teste"
maggio 2006 -legno scolpito,rafia sm 120x50x40
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