Pietrantonio Arminio

Anne, dai capelli rossi, mi parla del bosco; dei tronchi e del fitto intreccio dei rami e del fogliame. Racconta, spedita, il sentiero che conosce, lo scricchiolio delle foglie secche.                    
Nel Bosco, gli incantesimi sdoppiano la vista, riconducono ad una circolarità asimmetrica, a perdita d' orientamento; si imbocca l' uscita con l' accettazione della resa, con l' atto sacrificale, l' invocazione del perdono oppure disponendosi al puro errare, collocando la vista sui malleoli del piede e intuirne il cammino che spesso, doppiandosi, confonde e stordisce. Consapevolezza dell' errare e coscienza dell' errore conducono ad una operazione dolorosa. Incognite furtive che si sommano rendono incerta l'andatura. Così, nel bosco di Calcata è immediata la vertigine: liane, massi, masse, rovi, sprazzi di luce e poi buio, imbuti vegetali e muro etrusco.
La chioma rossa della nostra amica  ormai è alle spalle; davanti: il folto della selva, sistema linfatico, ninfa rurale dai capelli sciolti. Opera Bosco, Opera viva.  Terra,  humus e radici ad uncino. Sui resti dell' antica muraglia, appena indebolita dal tempo, si riordinano, nell' ombra del Bosco, i propri impulsi, i propri timori, i propri dolori, le energie vitali di micro esistenze in gomitoli giganteschi fagocitati da inquietanti tentacoli. Piante serpentine allungate a dismisura. Divinità che si moltiplicano e pietrificano se stesse in una specie di autocondanna nel tentativo di riscrivere la propria trama, il proprio mito. Dolore che divora dolore. Rito gorgonico. Così, sottrarre terreno all' inconoscibile e, nello stesso tempo, alimentare l' ignoto diventa, per noi, gesto gustoso e sanguinario.  
         

 

 

 

Pietrantonio Arminio -
"Gorgona"
liane, massi di tufo metri 15 x 15 x 3h
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