Gabriella Di Trani
|
In OPERA BOSCO, ciò che mi è parso fantastico e reale, è il percorso in cui la natura e il passare dei giorni, trasformano i tratti dell’opera o li attutiscono in uno svanire di colori. Una performance tra il verde ed il tempo, nel giardino col bosco scendente, uno spazio perfetto e precario, dove la vastità del luogo si unisce alla forma che cresce o all’albero col ramo secco.
Ho pensato a una specie di colazione all’aperto, per dare al luogo un’ aspetto conviviale, con un tavolo colorato dove la frase, non posso essere cibo, rappresenta l’essere e il negare, il vedo ma non posso, la metafora e l’ironia. Una visione pop, come impatto e colori, ma con sfumature più intime e spiazzanti; con un prato verde come tovaglia, sassi bianchi per piatti e le fragole rosse come cibo giocoso ed erotico. Infine con piccole pietre, l’allusione del non posso essere cibo. La parte interessante è la trasformazione che tempo e natura hanno prodotto, una performance dove i momenti e le ore che passano, danno il senso di una fine dovuta. E quando, un mese dopo, ho rivisto il lavoro, c’era il prato ormai spento, le fragole secche disperse sul piano, mentre non posso essere cibo aveva i sassi confusi e dispersi, forse una volpe, un piccolo animale notturno era entrato nel tempo della performance, trasformando le parole nel nulla. E nel bosco, ora aspetto che piano, l’opera si consumi, si esaurisca e col vento, col sole, col tempo, svanisca ogni segno del suo essere “cosa”. |
|
|
“Non posso essere cibo"
prato, sassi, fragole su tavolo di pietra dorata e tufo cm 125x220x57h |
|
| <-opera precedente |
English