Leila Grani _ Massimo De Giovanni

I latini parlavano di mirabilia; di "cose degne di essere ammirate", quando si imbattevano in fenomeni naturali come montagne altissime, grandi terremoti o eruzioni vulcaniche, ma anche volevano raccontare esseri immaginari o mitici come la chimera o la fenice.Per i cristiani, i mirabilia – guarigioni, catastrofi atmosferiche, visioni e quanto altro – diventarono miracula e furono attribuiti all’intervento divino oppure dei santi. Anche gli alchimisti parlavano di mirabilia commentando le trasformazioni della materia alla ricerca della pietra filosofale, come dimostra anche le celebre trascrizioni Tria sunt mirabilia: Deus et Homo, Mater et Virgo, Trinus et Unus (Tre sono le cose miracolose: Dio e Uomo, Madre e Vergine, Trino e Uno) che compare sul rosone della cosiddetta "porta alchemica" di Villa Palombara, a Roma, a due passi da Piazza Vittorio Emanuele II. In ogni caso, sempre si definiva con quel termine i portenti difficilmente o per nulla spiegabili razionalmente o, come si suole dire, "all’attuale stato delle conoscenze".

Leila Grani _ Massimo De Giovanni - “I miracula
“I miracula"
potatura ulivo, quercie - metri 4x15 2008
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