Pino Genovese

Le immagini cominciano a fluire sugli schermi: una mano con una penna bic disegna su una pagina bianca le linee di uno scenario che poi si materializza nel video con un paesaggio desertico, arcaico e lunare, sospeso fra l’irreale, surreale e iperreale. Rocce lunari, pietre, sabbia, forse il letto -asciutto e ciottoloso- di un corso d’acqua vivo molti secoli prima; un uomo perlustra inquieto aggirandosi fra le rocce, forse è per cercare qualcuno per condividere quella esperienza o forse, viceversa, si guarda attorno per assicurarsi che nessuno lo abbia seguito. Indossa una poco rassicurante maschera zoomorfa. Sembra una di quelle maschere che si usano, nelle società tribali, per i riti totemici: forse è uno stregone, uno sciamano, un trickster in collegamento fra regno dei vivi e regno dei morti, forse è reduce dal rito del peyotl oppure vi è tutt’ora immerso, sospeso fra catabasi e anabasi, in un luogo solo indicato ma non definito, fra immanenza e trascendenza, incube o succube, mentre la colonna sonora -una voce umana distorta intona un mantra rallentato, amplificato e modificato elettronicamente- conferisce al tutto una aggiunta di suggestivo ed evocativo impatto estetico. Il paesaggio ora cambia: siamo in un bosco, la maschera è appesa al tronco di un albero tra il fogliame, ora sembra innocua e riappacificata, ma le sue orbite nere e vuote scrutano la vegetazione circostante. Non è più il paesaggio desertico e lunare, qui c’è ombra e vegetazione … … …

Quel che resta di un albero è in terra, il tronco con i rami rinsecchiti che si protendono, incurvandosi, verso l’alto, sembra lo scheletro di una chiglia di una imbarcazione primitiva, una piroga o una canoa, oppure potrebbe essere il busto scheletrizzato di un animale gigantesco: spina dorsale e costole di un elefante o di un bestione preistorico. L’uomo, che riconosciamo, senza maschera, essere l’autore stesso, si muove attorno alla carcassa, ne constata la fragilità dei rami, di quello che doveva essere qualcosa di sacralmente vivo non resta altro che un fragile residuo. Il viaggio è finito, come in uno stralunato e misterioso racconto di Tex Willer degli anni 50-60, tra carcasse di animali, mesetas e sciamani indiani; ora i segni del poeta si dissolvono, i fogli di carta con gli essenziali profili di rocce e deserto sfumano nel profondo nero del video inerte: dieci minuti in tutto.

(Giuseppe Chitarrini)

Pino Genovese -  Disegni come poesie”
Disegni come poesie” "
(video digitale durata 9’ 10’’) ispirato a una breve narrazione di Enrico Smith: “L’uomo lupo nel pianeta delle scimmie”
<-opera precedente